*Angelo Colagrossi “Fogli sparsi e controvento”

Così la pittura, la mia, è andata strutturandosi secondo una approssimazione, una incertezza propria della instabilità, del continuo movimento. Movimento legato per altro verso alla vita stessa, poiché tutte le cose stabili, definitive, ferme si avvicinano ad un idea della morte a ciò che possiamo definire in un certo senso concluso. Le forme nella mia pittura non si precisano in una palese compiutezza, sfuggono sia alla dimensione narrativa che alla precisazione descrittiva, le definirei insoddisfatte, approssimative, stampate su uno schermo piatto che non si spinge mai in profondità e le costringe rassegnate ad un qui ed ora, una ribalta temporanea, veloce e via! Incertezza appunto, parola vicina al mio lavoro quanto alla mia persona, ma anche al nostro tempo.E’ vero dipingo sulla carta senza rispetto, come se facessi un quadro, non sfruttando le sue qualità, ma poi non è proprio così. I colori si alleggeriscono, i segni le macchie scolorano, la carta risale e affiora. Poi c’è la sua fragilità. Non ha i muscoli di una telaio, la resistenza del lino. Si concede un po’ ai maltrattamenti, un po’, poi cede di colpo, si spella, si apre. Capisci che ha una grazia. Mi capita sempre di esagerare poi corro ai ripari, mi dispiace, sembra che io abbia usato una forza su una debolezza, questo non va bene, ci vuole rispetto. Uso l’acqua come una pioggia continua incessante, fino a quando non sento la carta cedere, perdere il suo nervo, sfibrarsi. Il colore appena steso si stacca scivola via dilava. E’ l’inizio di una articolazione ancora incomprensibile. Da quella condizione di spaesamento inizio a ritrovare me stesso. Angelo Colagrossi