* TAVOLA ROTONDA Il destino sociale dell’arte

Il destino sociale dell’arte. Interverranno: l’artista Ennio Calabria, Danilo Maestosi, giornalista e artista, gli storici dell’arte Ida Mitrano, Daniele Radini Tedeschi e Gabriele Simongini. L’evento è a cura di Rita Pedonesi (Archivio Calabria).

La continua attenzione di Ennio Calabria alla contemporaneità, le cui contraddizioni egli identifica come vere mutazioni antropologiche sono, ieri e oggi, il contenuto della sua pittura e del suo pensiero. Diventa sempre più evidente come l’arte in questo momento si debba assume la responsabilità di essere testimonianza di alcuni “fondamentali” della dimensione antropomorfa. La domanda di fondo è: nelle mutazioni della specie, la società ha ancora bisogno dell’arte?

Per questo motivo, l’Archivio Calabria ha voluto promuovere la tavola rotonda e avviare una riflessione più attenta e consapevole sulle cause e sugli effetti irreversibili delle trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche nei processi creativi. L’arte come l’abbiamo conosciuta nella storia, è sempre stata espressione delle dimensioni introspettive dell’artista e, nel contempo, della società. Il Pensiero e i valori che la collettività esprimeva, orientavano gli intellettuali e gli artisti che contribuivano, a loro volta, all’evoluzione socio-culturale. Anche quando gli artisti si rivolgevano alla tradizione, innovandola o tradendola, conservavano, comunque, una relazione. Nel Novecento, dalle avanguardie storiche in poi, questa relazione, almeno nei termini in cui l’abbiamo conosciuta, via, via, è venuta meno. Oggi, la funzione cui l’arte appare destinata è essenzialmente quella di mero bene di servizio, di consumo, da fruire frettolosamente o di “status symbol”, da esibire o sul quale investire. Per questa ragione, l’arte contemporanea che domina deve soggiacere alle mode e al mercato che lo stesso sistema dell’arte impone.

In tal senso, è il sistema dell’arte ad essere veramente funzionale all’attuale cosiddetta società della “superficie”. L’artista che decide di farne parte, può solo documentare, spettacolarizzare, estetizzare concetti per cui, spesso, l’opera che ne deriva è specchio nichilistico, “vuoto a perdere”, del non senso che la stessa società esprime. Ma in questo tipo di arte è bandita la vita, le sue contraddizioni e il suo mistero. L’artista, come autentico e unico testimone psico-fisico nell’accadere della vita, portatore pertanto di verità, unica possibile “bellezza” oggi, non trova più la sponda sociale e, da esiliato e spaesato, continua il suo solitario percorso rispondendo, comunque, in modo ostinato, alla necessità profonda del suo gesto. Allora, quale senso può avere ancora questa autentica e unica testimonianza? Si può parlare oggi di funzione sociale dell’arte, oppure, il destino che spetta all’arte è solo quello che attualmente le ha riservato questa società? Questi e altri, sono gli interrogativi che saranno oggetto di riflessione nella tavola rotonda cui siete tutti invitati a dare il vostro contributo esprimendo il vostro punto di vista.